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Assegno divorzile

Anche dopo la fine di un matrimonio, quando il legame affettivo e legale tra i coniugi è cessato, possono sussistere obblighi economici tra di loro. Uno di questi obblighi è rappresentato dall’assegno divorzile, un contributo economico mensile che un coniuge economicamente più forte può essere tenuto ad elargire a favore del coniuge economicamente più debole, o che può decidere di fornire volontariamente. Per comprendere appieno il ruolo e i presupposti dell’assegno divorzile, è fondamentale rispondere a diverse domande chiave.

L’assegno divorzile: cos’è

L’assegno divorzile è un importante aspetto legale che riguarda il pagamento di un contributo economico da parte di uno dei coniugi all’altro in seguito al divorzio. Questo pagamento può avvenire in modo continuativo e periodico o come un versamento una tantum, ed è finalizzato principalmente a fornire un supporto assistenziale all’ex coniuge che ne ha bisogno.

La determinazione dell’assegno divorzile può avvenire attraverso due principali vie: un provvedimento del Tribunale emesso in seguito a una sentenza di divorzio giudiziale o un accordo volontario tra i coniugi durante la procedura di divorzio consensuale.

Nel caso di divorzio giudiziale, la legge sul divorzio stabilisce dei criteri che il Tribunale deve prendere in considerazione al fine di decidere sull’assegno divorzile. Tra questi criteri rientrano:

  1. Le condizioni dei coniugi: Il Tribunale esamina le circostanze personali, economiche e sociali di entrambi i coniugi.
  2. Le ragioni che hanno portato al divorzio: Le cause del divorzio possono influenzare la decisione sul pagamento dell’assegno e l’importo.
  3. Il contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio: Il Tribunale tiene conto del contributo fornito da ciascun coniuge alla gestione della famiglia e all’accumulo di beni patrimoniali, sia individuali che condivisi.
  4. Il reddito di entrambi: La situazione finanziaria di entrambi i coniugi è un fattore chiave nell’assegnazione dell’assegno divorzile.

In base a questi criteri e tenendo conto della durata del matrimonio, il Tribunale può stabilire l’obbligo per un coniuge di versare periodicamente un assegno all’altro quando quest’ultimo non dispone di risorse adeguate o non può procurarsele per ragioni oggettive.

Tuttavia, questi criteri non sono gli unici considerati nella determinazione dell’assegno divorzile. È importante notare che l’assegno divorzile ha anche una funzione perequativa-compensativa, oltre a quella assistenziale. Ciò significa che oltre a fornire assistenza economica, può anche essere utilizzato per riequilibrare il divario economico tra i coniugi, a condizione che entrambi abbiano contribuito in modo significativo alla formazione del patrimonio familiare durante il matrimonio.

In molti casi, le coppie possono optare per il divorzio consensuale, dove le parti concordano spontaneamente l’importo e le modalità di pagamento dell’assegno divorzile per evitare procedure giudiziarie lunghe e complesse.

In definitiva, l’assegno divorzile è un importante strumento legale per garantire il sostentamento economico di un coniuge dopo il divorzio, ma la sua assegnazione e l’importo dipendono da una serie di fattori, compresi i criteri legali e le circostanze specifiche del matrimonio e dei coniugi coinvolti.

Assegno divorzile: differenze con l’assegno di mantenimento

La differenza tra l’assegno di mantenimento nella separazione e l’assegno divorzile è di fondamentale importanza nel contesto delle questioni finanziarie che emergono durante una separazione o un divorzio. Questi due strumenti legali, sebbene spesso confusi nel linguaggio comune, sono distinti e servono a scopi diversi, con criteri di calcolo e situazioni di applicazione distinti.

Innanzitutto, è importante notare che la mancata richiesta o l’assegnazione dell’assegno di mantenimento in sede di separazione non esclude la possibilità di richiedere un assegno divorzile in sede di divorzio. Questo significa che anche se durante la separazione non è stato concesso o richiesto un assegno di mantenimento, può ancora essere preso in considerazione durante la procedura di divorzio.

Per comprendere appieno le differenze tra questi due strumenti, è necessario chiarire i loro ambiti di applicazione:

  1. Assegno di Mantenimento: Questo assegno è specificamente dedicato alla fase di separazione. Durante la separazione, il matrimonio tra i coniugi è ancora valido, e pertanto persiste anche una forma di solidarietà matrimoniale. In questa situazione, il coniuge con un reddito più elevato o risorse economiche superiori può essere obbligato a versare un assegno di mantenimento all’altro coniuge che ha bisogno di supporto finanziario. Questo pagamento è basato sul dovere di solidarietà che sussiste a causa del matrimonio e tiene conto delle differenze di reddito tra i coniugi.
  2. Assegno Divorzile: L’assegno divorzile, al contrario, viene contemplato solo nel contesto del divorzio, che comporta l’estinzione del matrimonio. Le ragioni che giustificano l’assegno divorzile sono distinte da quelle che motivano l’assegno di mantenimento nella separazione, poiché non si basano più sulla solidarietà matrimoniale. Con il divorzio, le questioni finanziarie vengono affrontate in modo diverso. La distinzione più significativa tra i due strumenti riguarda il criterio di calcolo dell’importo dell’assegno.

Per l’assegno di mantenimento, calcolato durante la separazione (sia consensuale che giudiziale), l’importo si basa sul tenore di vita analogo a quello vissuto durante il matrimonio. In altre parole, si cerca di mantenere uno standard di vita simile a quello precedente alla separazione.

Per quanto riguarda l’assegno divorzile, il criterio di calcolo è diverso e segue parametri specifici che possono variare a seconda della giurisdizione e delle circostanze individuali. Questi parametri possono includere le condizioni finanziarie di entrambi i coniugi, la durata del matrimonio, le ragioni del divorzio e altro ancora.

In sintesi, mentre entrambi gli assegni mirano a garantire il sostegno finanziario a un coniuge dopo la fine del matrimonio, la principale differenza risiede nel momento e nei criteri di calcolo. L’assegno di mantenimento è specifico per la separazione e si basa sul tenore di vita precedente al divorzio, mentre l’assegno divorzile si applica al divorzio e segue criteri diversi per determinare l’ammontare dell’assegno.

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Assegno divorzile: quando spetta e a chi spetta

‘assegno divorzile è un aspetto cruciale nel contesto del divorzio, ma non è automatico e il suo importo varia da caso a caso, così come la decisione su quale coniuge ha diritto di riceverlo. Per comprendere appieno quando spetta l’assegno divorzile e a chi, è necessario esaminare i fattori coinvolti e come il sistema legale si è evoluto nel tempo per affrontare questa questione.

Inizialmente, è importante sottolineare che l’assegno divorzile è una conseguenza diretta del divorzio stesso. Non è automaticamente concesso con il divorzio; piuttosto, viene stabilito dalla sentenza di divorzio, che determina il diritto all’assegno e l’ammontare dello stesso.

Ogni matrimonio ha la sua storia unica, caratterizzato da equilibri finanziari, patrimoniali e professionali diversi. Questi fattori influenzano la formazione della ricchezza familiare e il contributo individuale di ciascun coniuge alla famiglia stessa. Di conseguenza, è necessario stabilire criteri che possano guidare il processo decisionale riguardo all’assegno divorzile, inclusi il diritto, l’importo e il beneficiario dell’assegno.

In passato, uno dei criteri principali utilizzati dai tribunali per determinare l’importo dell’assegno divorzile era il “tenore di vita della coppia”. In altre parole, il giudice teneva conto dello stile di vita che la coppia aveva mantenuto durante il matrimonio, valutando fattori come il tipo di abitazione, le vacanze, le relazioni sociali e lo status della coppia. Di conseguenza, il coniuge con un reddito inferiore poteva ottenere un assegno divorzile che mirava a mantenere uno standard di vita simile a quello vissuto durante il matrimonio.

Tuttavia, questa pratica è stata rivoluzionata da una recente sentenza giudiziaria che ha introdotto nuovi criteri. Ora, l’assegno divorzile non è soltanto di natura assistenziale, ma anche perequativa e compensativa. In altre parole, oltre a fornire supporto finanziario, l’assegno mira anche a riequilibrare la situazione economica tra i coniugi, soprattutto quando il coniuge beneficiario ha contribuito attivamente alla formazione del patrimonio familiare ma non ha raggiunto l’indipendenza economica.

Un esempio di situazione in cui potrebbe essere riconosciuto il diritto all’assegno divorzile è quando un coniuge ha rinunciato a una carriera lavorativa per dedicarsi alla gestione domestica, alla cura dei figli e alla casa. Questa rinuncia può aver impedito al coniuge di acquisire l’indipendenza economica, giustificando così la necessità dell’assegno.

In sintesi, il diritto all’assegno divorzile non è automatico e dipende da una serie di fattori, tra cui la storia del matrimonio, la situazione finanziaria dei coniugi e il contributo di ciascun coniuge alla formazione del patrimonio familiare. Il sistema legale ha evoluto il criterio di calcolo dell’assegno divorzile, passando dal “tenore di vita della coppia” a considerazioni più ampie di equità finanziaria e compensazione per il coniuge più debole economicamente.

Assegno divorzile: i criteri di calcolo

La sentenza della Corte di Cassazione (Cass. civ., sez. un., sent. n. 18287/2018) ha segnato un momento significativo nella giurisprudenza riguardante l’assegno divorzile in Italia. Questa decisione ha superato definitivamente il criterio tradizionale del “tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio” e ha introdotto nuovi criteri chiari per determinare il diritto all’assegno divorzile e l’importo dello stesso.

Prima di questa sentenza, il “tenore di vita analogo” era il principale indicatore utilizzato dai tribunali per stabilire l’importo dell’assegno divorzile. Ciò significava che il giudice cercava di garantire al coniuge richiedente uno standard di vita simile a quello vissuto durante il matrimonio. Tuttavia, questa pratica è stata sostituita da criteri più equi ed equilibrati.

I nuovi criteri per la determinazione dell’assegno divorzile includono:

  1. Mezzi Economici Inadeguati: Il coniuge richiedente deve dimostrare di avere mezzi economici inadeguati e di essere oggettivamente incapace di procurarseli.
  2. Squilibrio Economico: Deve esistere uno squilibrio economico tra i due coniugi, che può essere basato sui redditi percepiti, sul patrimonio immobiliare e sui risparmi accumulati.
  3. Sacrifici per la Famiglia: Lo squilibrio dei redditi deve essere strettamente correlato ai sacrifici fatti dal coniuge meno abbiente, che si è dedicato principalmente alla famiglia, contribuendo così alla carriera e alla ricchezza dell’altro coniuge. Questo si applica, ad esempio, ai casi in cui un coniuge ha sacrificato la propria carriera per occuparsi delle responsabilità familiari.
  4. Assenza di Capacità Lavorativa: Deve esserci una comprovata assenza di capacità lavorativa o di generare reddito da parte del coniuge richiedente.

Per determinare se il coniuge richiedente abbia mezzi adeguati a sostentarsi dopo il divorzio, vengono esaminate diverse voci, tra cui il reddito personale, la proprietà di immobili, i beni mobili (come liquidità e conti correnti), la capacità lavorativa e la proprietà di una abitazione.

Nonostante questa evoluzione verso criteri più equilibrati, l’assegno divorzile conserva ancora una componente assistenziale. Tuttavia, l’obiettivo principale dell’assegno oggi è quello di creare un equilibrio economico tra i coniugi divorziati, specialmente se la disparità economica è il risultato delle scelte di vita condivise durante il matrimonio, in cui un coniuge ha rinunciato alla sua indipendenza economica per sostenere la famiglia e la carriera dell’altro coniuge.

In alcuni casi, la richiesta di assegno divorzile potrebbe essere respinta dal tribunale se il coniuge economicamente più debole ha già beneficiato delle ricchezze del coniuge più facoltoso in seguito a un accordo di separazione personale. Questo potrebbe includere la divisione di una parte del patrimonio o il trasferimento di diritti di proprietà su un immobile. In queste situazioni, il tribunale potrebbe considerare che la differenza economica è già stata equilibrata durante il matrimonio o in fase di separazione personale.

In conclusione, la sentenza della Corte di Cassazione ha ridefinito in modo significativo i criteri per l’assegno divorzile in Italia, passando da un approccio basato sul “tenore di vita analogo” a una valutazione più approfondita e bilanciata della situazione finanziaria dei coniugi. Questo cambiamento mira a garantire una maggiore giustizia economica nei casi di divorzio e a riconoscere i sacrifici fatti da uno dei coniugi per sostenere la famiglia durante il matrimonio.

Assegno divorzile “una tantum”

La corresponsione dell’assegno divorzile è una questione complessa che può comportare rilevanti conseguenze legali, specialmente in relazione alla modalità di pagamento. Più comunemente, l’assegno è pagato in misura periodica e continuativa, di solito mensilmente, a favore del coniuge avente diritto. Tuttavia, esiste anche la possibilità di accordarsi su una somma unica, nota come “assegno divorzile una tantum”, che rappresenta un pagamento in un’unica soluzione.

La scelta tra un pagamento periodico e uno unico ha importanti implicazioni su vari aspetti legali, tra cui:

  1. Pensione di Reversibilità: La pensione di reversibilità è un beneficio che può essere richiesto dall’ex coniuge sopravvissuto dopo la morte dell’ex coniuge che percepiva una pensione. Tuttavia, questo diritto alla pensione di reversibilità è condizionato alla percezione dell’assegno divorzile in modo continuativo e periodico. Se l’assegno divorzile è stato pagato come una tantum, l’ex coniuge sopravvissuto potrebbe non avere diritto a questa forma di pensione.
  2. Assegno Sociale: L’assegno sociale è un beneficio erogato ai cittadini italiani o a residenti in Italia con determinati requisiti di età e reddito. Anche in questo caso, l’ex coniuge superstite potrebbe avere diritto all’assegno sociale solo se ha ricevuto l’assegno divorzile in modo continuativo e periodico. Se l’assegno divorzile è stato pagato in un’unica soluzione, il diritto all’assegno sociale potrebbe essere escluso.
  3. Trattamento di Fine Rapporto (TFR): Il TFR è un beneficio legato all’occupazione che gli ex coniugi possono avere diritto di percepire in base al loro matrimonio. Anche in questo caso, la percezione dell’assegno divorzile come una tantum potrebbe escludere il diritto di ricevere una quota del TFR dell’ex coniuge.

È importante notare che queste conseguenze sono legate alla modalità di pagamento dell’assegno divorzile e possono avere un impatto significativo sui benefici futuri che un coniuge potrebbe ricevere. Pertanto, è fondamentale ponderare attentamente la decisione sulla modalità di pagamento dell’assegno divorzile durante il processo di divorzio, tenendo conto delle implicazioni legali a lungo termine. La scelta dovrebbe essere fatta in modo consapevole, tenendo presente che il pagamento in un’unica soluzione potrebbe comportare la rinuncia a futuri diritti pensionistici o altri benefici.

In sintesi, il pagamento dell’assegno divorzile può essere effettuato in diverse modalità, ma queste scelte devono essere valutate attentamente alla luce delle conseguenze legali, compresi i diritti alla pensione di reversibilità, all’assegno sociale e al TFR, al fine di evitare penalizzazioni in futuro rispetto a possibili benefici futuri.

Assegno: modifiche o revoca

Non bisogna perdere completamente le speranze se si è il coniuge tenuto al pagamento dell’assegno divorzile, poiché esistono circostanze in cui l’obbligo di versare l’assegno può venire meno o essere ridotto rispetto all’importo originariamente stabilito. Vediamo quali sono queste condizioni.

  1. Nuova Famiglia: Se l’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile si risposa o instaura una convivenza stabile e continua (convivenza more uxorio), potrebbe perdere il diritto all’assegno di divorzio. Questo avviene perché la formazione di una nuova famiglia implica un cambiamento sostanziale nella vita dell’ex coniuge, interrompendo il collegamento con il tenore di vita precedente associato al matrimonio. In altre parole, il presupposto per il riconoscimento dell’assegno divorzile scompare quando l’ex coniuge inizia una nuova vita con un nuovo partner, creando nuove relazioni di solidarietà e assistenza reciproca che rendono superfluo l’assegno divorzile.
  2. Cambiamento della Situazione Economica: Il diritto all’assegno divorzile può venire meno se cambia la situazione economica dell’ex coniuge beneficiario o dell’ex coniuge obbligato al pagamento. Ad esempio, se l’ex coniuge beneficiario ottiene l’indipendenza economica attraverso una nuova occupazione con un reddito adeguato o attraverso una stabilizzazione della sua situazione lavorativa con un miglioramento del reddito, potrebbe non essere più dovuto l’assegno divorzile o potrebbe essere ridotto.

Inoltre, l’assegno divorzile potrebbe continuare ad essere dovuto, ma con un importo minore, se il coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno riesce a dimostrare che l’ex coniuge beneficiario ha la capacità di lavorare e migliorare la propria situazione economica. Questa valutazione è complessa e tiene conto di vari fattori, tra cui le condizioni attuali del mercato del lavoro, l’età, il genere, la storia lavorativa e il livello di istruzione dell’ex coniuge beneficiario.

  • Cambiamento della Situazione Economica dell’Ex Coniuge Pagante: Anche se l’ex coniuge beneficiario non ha una situazione economica in cambiamento, l’obbligo di versare l’assegno divorzile può venire meno se l’ex coniuge obbligato alla corresponsione subisce un significativo decremento nella sua situazione economica o patrimoniale. In questo caso, l’ex coniuge pagante può ricorrere al Tribunale per richiedere la revoca o la riduzione dell’assegno. Tuttavia, è importante notare che la revoca dell’assegno divorzile ha un effetto definitivo, il che significa che se l’assegno viene revocato, non può essere successivamente riattivato per eventuali cambiamenti nelle circostanze.
  • Richiesta dell’Assegno in un Momento Successivo: Infine, anche se inizialmente il Tribunale non ha riconosciuto il diritto all’assegno divorzile in sede di divorzio, è possibile che questa situazione cambi in seguito. Ad esempio, se dopo la sentenza di divorzio si verificano circostanze che portano all’indigenza dell’ex coniuge beneficiario (ad esempio, una grave malattia che impedisce il lavoro), quest’ultimo potrebbe rivolgersi al Tribunale per richiedere l’assegno divorzile. In questo caso, il Tribunale valuterà nuovamente la situazione, tenendo conto delle tre funzioni dell’assegno divorzile (assistenziale, perequativa-compensativa) e delle circostanze attuali.

In conclusione, l’assegno divorzile non è necessariamente un obbligo a tempo indefinito, ma può venir meno o essere ridotto in base a diverse condizioni, tra cui la formazione di una nuova famiglia, il cambiamento delle situazioni economiche degli ex coniugi e altre circostanze. È importante che entrambe le parti comprendano le implicazioni legali di queste situazioni e, se necessario, cerchino assistenza legale per affrontare eventuali modifiche all’assegno divorzile.

Assegno divorzile: che fare se l’ex coniuge non paga?

Se l’ex coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno divorzile non provvede spontaneamente al pagamento, ci sono delle tutele previste per il coniuge economicamente più debole. È importante notare che le sentenze di divorzio costituiscono titoli esecutivi, il che significa che il provvedimento del Tribunale che stabilisce il diritto all’assegno divorzile, l’importo e il coniuge obbligato alla corresponsione (ovvero, la sentenza di divorzio stessa) permette al coniuge beneficiario dell’assegno di ottenere il pagamento, anche contro la volontà del coniuge obbligato.

Ecco alcune delle tutele e dei meccanismi a disposizione del coniuge economicamente più debole:

  1. Pignoramento: Se il coniuge obbligato alla corresponsione dell’assegno divorzile è un lavoratore dipendente, è possibile ottenere il pignoramento del suo diritto di credito vantato nei confronti del datore di lavoro. In altre parole, la sentenza di divorzio consente di avviare una procedura esecutiva, attraverso la quale il Tribunale autorizza il datore di lavoro a corrispondere direttamente l’importo dell’assegno divorzile al coniuge beneficiario, trattenendolo dallo stipendio del coniuge obbligato.
  2. Pignoramento di Altri Beni: Se il coniuge obbligato possiede altri beni o conti bancari, il coniuge beneficiario può richiedere il pignoramento di tali beni o conti per soddisfare il pagamento dell’assegno divorzile.
  3. Interessi Moratori: In caso di ritardo nei pagamenti dell’assegno divorzile, il coniuge obbligato può essere tenuto a pagare interessi moratori sulle somme dovute, come stabilito dalla legge o dalla sentenza di divorzio.
  4. Modifica della Sentenza di Divorzio: Se il coniuge obbligato sperimenta un significativo cambiamento nelle proprie circostanze finanziarie (come la perdita del lavoro o una grave diminuzione del reddito), può richiedere al Tribunale una modifica della sentenza di divorzio per ridurre l’importo dell’assegno in base alle nuove circostanze.
  5. Contenzioso Giudiziario: Il coniuge beneficiario può intraprendere azioni legali per far rispettare la sentenza di divorzio e ottenere il pagamento dell’assegno. Questo può comportare il ricorso a un avvocato e il coinvolgimento del Tribunale per far valere i propri diritti.

È importante sottolineare che il mancato pagamento può avere conseguenze legali serie per il coniuge obbligato, compreso il rischio di pignoramento dei suoi beni o conti bancari, e persino sanzioni più gravi in caso di mancato rispetto degli obblighi stabiliti dalla sentenza di divorzio. Pertanto, il coniuge obbligato è tenuto a rispettare gli obblighi stabiliti dalla sentenza di divorzio, e il Tribunale ha i mezzi legali per far rispettare questi obblighi a beneficio del coniuge economicamente più debole.

Patti matrimoniali

È comune ritenere che i coniugi, già in fase di separazione e prima del procedimento di divorzio, possano accordarsi preventivamente sulle condizioni dell’assegno divorzile. Tuttavia, questa convinzione è errata, in quanto i tribunali considerano tali accordi illeciti e inefficaci.

Le condizioni del divorzio possono essere stabilite solo nel contesto della procedura di divorzio e mai in anticipo. Ciò è dovuto al fatto che fino a quando il divorzio non è pronunciato, i diritti matrimoniali rimangono in vigore e sono di natura indisponibile, il che significa che non possono essere rinunciati o derogati dai coniugi.

In altre parole, i diritti derivanti dal matrimonio non possono essere oggetto di totale rinuncia da parte di uno o entrambi i coniugi. Questo principio è stato ribadito in una recente sentenza della Corte di Cassazione, che ha stabilito che gli accordi con cui i coniugi stabiliscono in fase di separazione il regime giuridico-patrimoniale in previsione di un futuro divorzio sono invalidi a causa dell’illecità della causa, in quanto stipulati in violazione del principio fondamentale della radicale indisponibilità dei diritti coniugali.

È possibile che a breve o medio termine tali accordi “in vista” del divorzio possano essere riconosciuti, così come avviene per i cosiddetti patti prematrimoniali, che al momento sono anch’essi considerati illeciti. Tuttavia, al momento attuale, i coniugi che intendono divorziare devono tenere presente che se desiderano regolare l’assegno divorzile, dovranno farlo nel contesto della procedura di divorzio, e non prima.

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