Domande frequenti

La figura dell' avvocato

A cosa serve un avvocato?

Da generazioni, la figura dell’avvocato ha svolto un ruolo essenziale nella protezione e nella difesa dei diritti. Questi diritti possono riguardare sia il cittadino comune che ritiene di essere stato danneggiato da un altro individuo, sia l’imputato sottoposto a processo legale per presunte violazioni della legge. Ciò che accomuna tutte le situazioni in cui entra in gioco un avvocato è la sua missione di difendere e garantire il rispetto di un insieme di diritti fondamentali.

Questi diritti comprendono, tra gli altri, la libertà personale, la proprietà, l’onore, l’integrità fisica e psicologica, la custodia dei figli, la stabilità delle imprese e l’occupazione di numerosi individui. Attraverso la difesa di questi diritti, l’avvocato svolge anche un ruolo cruciale nella salvaguardia dei principi fondamentali su cui si basa il nostro Stato democratico. Questi principi includono il diritto all’uguaglianza e alla non discriminazione, le garanzie processuali per tutti i cittadini, e il diritto alla libertà di espressione.

In sintesi, l’avvocato non solo si adopera per la tutela dei diritti individuali dei suoi clienti, ma contribuisce anche alla preservazione dei valori democratici, dell’uguaglianza e della giustizia all’interno della società.

Quali sono i criteri da considerare nella selezione di un avvocato?

Quando ci si trova nella necessità di consultare un avvocato, il primo passo fondamentale è la selezione accurata del professionista legale, assicurandosi che le competenze richieste rientrino tra i servizi che il nostro Studio Legale è in grado di offrire ai propri clienti. Nel nostro studio, riteniamo che l’instaurazione di un rapporto di fiducia sia un elemento chiave e costituisca un prerequisito fondamentale per qualsiasi incarico legale. È per questo motivo che attribuiamo una grande importanza al primo incontro conoscitivo e informativo con i nostri clienti, poiché rappresenta il momento cruciale per instaurare tale fiducia reciproca.

In situazioni legali, può succedere di avere ragione o di aver torto, ma è essenziale potersi fidare completamente delle indicazioni fornite dall’avvocato scelto. In caso contrario, potrebbe persistere il rimpianto di non aver ottenuto la giustizia desiderata a causa di scelte legali insoddisfacenti. In queste circostanze, è sempre una buona pratica valutare la possibilità di consultare un altro avvocato, magari per ottenere un secondo parere legale. Questo approccio può rivelarsi prezioso poiché punti di vista differenti e nuove strategie possono spesso portare a soluzioni inaspettate e sbloccare situazioni che possono sembrare senza via d’uscita.

In conclusione, presso il nostro Studio Legale, comprendiamo l’importanza di una scelta avveduta dell’avvocato e della creazione di un legame di fiducia reciproca, permettendo ai nostri clienti di sentirsi supportati e sicuri nelle loro questioni legali

Qual è il procedimento per richiedere una consulenza legale?

Il nostro Studio offre la possibilità di richiedere consulenza legale in due modi pratici: attraverso i mezzi tradizionali come il telefono, oppure tramite il nostro sito web, utilizzando il modulo di contatto disponibile nella pagina principale.

Per garantire un servizio efficiente e soddisfacente per tutti i nostri clienti, non accettiamo visite dirette presso il nostro Studio senza un appuntamento preventivo. Questa organizzazione è volta a garantire che ogni richiesta riceva l’attenzione adeguata e sia gestita nel modo più professionale possibile.

Indipendentemente dalla modalità scelta, il nostro impegno è di contattare il cliente entro un massimo di 24 ore dalla richiesta, al fine di fissare un primo incontro conoscitivo e informativo. Questa fase iniziale è di fondamentale importanza per comprendere le esigenze del cliente e stabilire le basi per un servizio legale personalizzato e efficace

Quali sono gli orari disponibili per comunicare con l'avvocato?

L’orario di risposta alle chiamate presso lo Studio Legale dell’avvocato Pianese è dalle 10:00 alle 19:00. Tuttavia, va notato che non sempre è possibile comunicare direttamente con l’avvocato durante queste ore, poiché le mattine sono spesso impegnate in udienze presso il Tribunale e i pomeriggi sono dedicati a incontri programmati.

In ogni caso, l’avvocato Pianese si impegna a richiamare personalmente il cliente non appena possibile, tenendo conto dell’eventuale urgenza della situazione. Per agevolare la valutazione dell’urgenza e garantire una gestione ottimale delle richieste, la modalità di contatto preferita con lo Studio è l’invio di una email. Questo permette all’avvocato di organizzare al meglio il suo tempo, a vantaggio del cliente, degli altri assistiti e anche del suo stesso lavoro

Quanto costa l'assistenza legale?

È importante sottolineare che il compenso dell’avvocato può variare notevolmente in base alla natura della consulenza richiesta (se si tratta di consulenza extragiudiziale o legata a un procedimento legale), così come alla complessità dell’attività da svolgere. Nel nostro Studio Legale, riteniamo essenziale fornire al cliente tutte le informazioni necessarie per consentirgli di comprendere in modo chiaro e trasparente le spese legate ai servizi legali.

Per garantire questa trasparenza, l’avvocato Pianese segue una politica di preventivi. In altre parole, prima di iniziare qualsiasi attività legale, viene presentato al cliente un accordo scritto che dettaglia in modo esplicito i costi associati alle diverse fasi del servizio legale. Questo accordo fornisce al cliente una panoramica chiara e completa delle spese previste, consentendogli di pianificare in modo adeguato le risorse finanziarie necessarie.

Devo pagare le spese legali del mio avvocato anche se perdo la causa?

È possibile che le spese legali vengano compensate, il che implica che ciascun cliente è responsabile dei costi del proprio avvocato. Indipendentemente dall’esito del caso, il cliente è tenuto a remunerare il proprio avvocato poiché l’obbligo dell’avvocato non è basato su un risultato specifico, ma piuttosto sull’impegno e la diligenza nel rappresentare il cliente nel migliore dei modi. In altre parole, l’avvocato è incaricato di fornire una difesa adeguata, ma la vittoria non è garantita, quindi il cliente è comunque tenuto a coprire gli onorari legali.

Nel caso in cui il cliente perda la causa, potrebbe essere tenuto a pagare le spese legali dell’altra parte come parte della condanna emessa dal giudice. Al contrario, se vince la causa, potrebbe richiedere il rimborso delle proprie spese legali alla controparte. Tuttavia, è importante notare che l’importo delle spese legali liquidate dal giudice è a sua discrezione e potrebbe non corrispondere esattamente a quanto effettivamente pagato dall’avvocato del cliente

Posso pagare l'avvocato a rate?

La possibilità di dilazionare i pagamenti dell’avvocato è una domanda comune tra gli utenti. Tuttavia, non esiste una politica standard per questo, poiché dipende dalla decisione discrezionale del professionista legale coinvolto. In altre parole, l’opzione di rateizzare i costi legati al compenso dell’avvocato e alle spese correlate alla consulenza legale, come bolli, visure, perizie e altro, è fattibile solo se viene concordata con l’avvocato stesso.

L’avvocato potrebbe accettare un pagamento anticipato concordato all’inizio del processo e poi stabilire un piano di rate per il saldo dovuto. Tuttavia, è importante sottolineare che ogni avvocato gestisce questa questione in modo indipendente, pertanto sarà responsabilità del professionista informare il cliente sulle specifiche tempistiche e modalità di pagamento relative al suo caso.

Diritto di famiglia

Che differenza c'è tra separazione consensuale e giudiziale?

La separazione consensuale è un’opzione disponibile solo quando i coniugi riescono a raggiungere un accordo condiviso sulle condizioni che regoleranno i loro rapporti personali e patrimoniali reciproci, nonché i loro rapporti con i figli. Nel caso in cui non si riesca a raggiungere un accordo, la separazione diventa necessariamente giudiziale, il che significa che saranno il tribunale e le autorità giudiziarie a determinare le condizioni della separazione.

Tuttavia, è importante sottolineare che l’accordo tra i coniugi può essere raggiunto anche durante il procedimento giudiziale. In tal caso, la separazione, inizialmente avviata come giudiziale, potrà essere definita come consensuale. La separazione consensuale è spesso preferibile poiché può contribuire a ridurre i tempi e i costi del processo legale e favorire relazioni più pacifiche e collaborative tra le parti coinvolte.

È possibile ottenere la separazione e il divorzio senza coinvolgere direttamente il tribunale?

Sì, a partire dal dicembre 2014, è stata introdotta la possibilità di separarsi o divorziare senza dover affrontare una procedura legale in tribunale.

Questa procedura semplificata è chiamata “negoziazione assistita” e si svolge con l’assistenza degli avvocati. Una volta che marito e moglie hanno raggiunto un accordo e lo hanno firmato, gli avvocati trasmettono l’accordo alla Procura della Repubblica per una verifica di conformità.

Successivamente, l’accordo viene registrato nei registri dello stato civile. La separazione o il divorzio sono considerati validi fin dal momento della firma dell’accordo.

È possibile utilizzare la procedura di negoziazione assistita quando i coniugi hanno figli?

Sì, è possibile utilizzare la procedura semplificata di separazione (e anche di divorzio) tramite la negoziazione assistita dagli avvocati anche quando ci sono figli coinvolti. Questo vale sia che i figli siano minori di età, che siano maggiorenni ma non economicamente autonomi, o che siano portatori di handicap grave.

Tuttavia, in questi scenari, una volta che l’accordo è stato concluso e trasmesso al Procuratore della Repubblica, potrebbe accadere che il Procuratore ritenga l’accordo non conforme agli interessi dei figli minori. In tal caso, l’accordo potrebbe essere trasmesso al Presidente del tribunale, che convocherà le parti entro un termine di 30 giorni per valutare la situazione.

Quali sono i documenti necessari per iniziare una procedura legale nel campo del diritto di famiglia?

Di solito, è consuetudine presentare una serie di documenti prima di un’udienza legale. Questi documenti includono l’estratto riassuntivo dell’atto di matrimonio o l’atto di nascita dei figli, il certificato di residenza e lo stato di famiglia di entrambi i genitori, il certificato di residenza e stato di famiglia dei minori e le dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni. Prima dell’udienza, è inoltre necessario depositare una dichiarazione sostitutiva di atto notorio. In questa dichiarazione, è importante includere tutte le informazioni finanziarie e patrimoniali richieste dal Giudice, come specificato nel decreto che stabilisce la data della prima udienza.

Qual è la pratica comune dell'avvocato matrimonialista riguardo al pagamento delle sue spese legali?

Di solito, all’inizio di una procedura legale, viene richiesto il pagamento di una parte dell’onorario legale. Questa parte dell’onorario copre il lavoro iniziale svolto per studiare il caso e avviare la procedura legale. In termini più semplici, rappresenta il compenso per il lavoro in corso. In aggiunta, viene richiesto un fondo spese che serve a coprire le spese necessarie per l’avvio della causa legale. Queste spese possono includere il contributo unificato, le marche da bollo e tutte le altre spese reali che sono necessarie per iniziare la procedura.

Voglio divorziare: come devo procedere? A chi spetta il mantenimento?

Prima di procedere al divorzio, è necessario attraversare le fasi della separazione legale, che può avvenire in due modi: in modo consensuale, quando entrambi i coniugi sono d’accordo, o in modo giudiziale, quando non c’è accordo tra di loro. Dopo tre anni dalla comparizione davanti al giudice per la separazione e a condizione che quest’ultima sia stata pronunciata, è possibile richiedere il divorzio. Il divorzio segna la fine del matrimonio, mettendo fine al legame coniugale.

Tuttavia, rimane un legame di solidarietà sul piano finanziario, il che implica il diritto a un assegno divorzile per il coniuge che non dispone di risorse sufficienti per mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio.

La determinazione del giudice deve tenere conto non solo del reddito derivante dal lavoro, ma di tutte le altre fonti di reddito, compresa la proprietà di beni patrimoniali.

A chi spetta l'assegnazione della casa familiare?

In base alla legge n. 54/2006, comunemente nota come legge sull’affidamento condiviso, il principio fondamentale è che la casa familiare viene assegnata tenendo principalmente conto delle esigenze dei figli. Ciò significa che la casa sarà assegnata al genitore con il quale i figli, sia minori che maggiorenni non economicamente autonomi, continueranno a vivere.

L’innovazione rispetto al sistema precedente sta nel fatto che la legge prevede esplicitamente che l’assegnazione della casa a uno dei coniugi costituisca un elemento di rilievo economico, che il giudice deve considerare nella determinazione dell’assetto finanziario della separazione.

Tuttavia, nel caso in cui non ci siano figli, la casa familiare non può essere assegnata a nessuno dei coniugi.

Quali sono i costi per una separazione?

La modalità di separazione consensuale più economica è quella che avviene in Comune, un’opzione che comporta una commissione di soli 16 euro e offre la possibilità di non coinvolgere avvocati. In questo caso, l’assistenza di un legale è facoltativa. Tuttavia, se si desidera avere il supporto di un avvocato, è importante tenere presente che questo comporterà un costo aggiuntivo, generalmente di circa 300 euro per ciascun coniuge.

Con la negoziazione assistita, invece, è necessario pagare le parcelle degli avvocati in quanto questa procedura richiede obbligatoriamente la consulenza legale. Le spese per la negoziazione assistita variano in base alla città di residenza e alle tariffe degli avvocati e possono partire da un minimo di 1.000 euro. Se non è necessaria una trattativa perché c’è già un accordo tra i coniugi, il costo della negoziazione assistita sarà inferiore, con una spesa di circa 800-1.000 euro. Tuttavia, se la trattativa si protrae per un periodo più lungo, l’importo aumenterà di conseguenza.

Nel caso in cui una coppia scelga di affrontare il processo di separazione attraverso un tribunale, vi è il contributo unificato, che è un’imposta fissa da pagare. Per una separazione consensuale, il costo del contributo unificato è di 43 euro, mentre per una separazione giudiziale, il costo sale a 98 euro. Questi importi coprono i costi amministrativi associati al sistema giudiziario. Oltre al contributo unificato, bisogna aggiungere le parcelle degli avvocati che variano da un minimo di 1.500 euro ad un massimo di 2.000 euro, specialmente se il procedimento coinvolge coniugi con figli minori o maggiorenni non autosufficienti o con disabilità. In questi casi, i costi legali aumentano.

In quanto tempo posso separarmi e poi divorziare?

I tempi necessari per ottenere una sentenza di separazione o divorzio possono variare significativamente a seconda che si scelga un percorso consensuale o giudiziale. Nel caso di una separazione consensuale, i coniugi, con l’assistenza dei loro avvocati, lavorano insieme per definire un accordo di separazione, comprese le condizioni relative ai figli, al mantenimento e all’assegnazione della casa coniugale. In questo caso, i tempi possono variare da un minimo di 30 giorni a un massimo di 6 mesi, a seconda della complessità del processo.

Nel caso di una separazione giudiziale, in cui i coniugi non sono in grado o non desiderano collaborare per raggiungere un accordo amichevole, sarà necessario avviare un procedimento legale completo. In questo scenario, i tempi possono variare notevolmente, da un minimo di 6 mesi fino a 3-5 anni, a seconda della complessità della causa e della congestione del sistema giudiziario.

È importante notare che tra la separazione e il divorzio deve trascorrere un anno nel caso di separazione giudiziale e sei mesi nel caso di separazione consensuale, prima che si possa procedere al divorzio.

Ho il timore che il mio ex partner possa limitare il rapporto con i miei figli dopo la separazione/divorzio. Che posso fare?

L’assegnazione dell’affidamento dei figli può rappresentare la parte emotivamente più difficile di un processo di separazione, specialmente quando una delle parti minaccia di impedire all’altra di vedere i minori. In Italia, però, questa situazione non è permessa. In caso di disaccordo tra i genitori, il Tribunale, assistito dai loro avvocati, si impegna sempre a proteggere il superiore interesse dei figli, garantendo loro un rapporto stabile ed equilibrato con entrambi i genitori, a meno che non ci siano circostanze estremamente rare e particolari che lo giustifichino. Il nostro studio legale lavorerà per negoziare soluzioni che siano vantaggiose sia per i genitori che per i figli a lungo termine.

Quali sono i criteri utilizzati per determinare l'importo dell'assegno di mantenimento per un figlio dopo una separazione o un divorzio?

Per affrontare questa questione, possiamo far riferimento all’articolo 337 ter del Codice Civile, che tratta dei provvedimenti economici per i figli in caso di separazione dei genitori. Questa norma stabilisce che ciascun genitore, a meno che non vi siano accordi diversi tra le parti, è responsabile del sostegno economico dei figli in proporzione al proprio reddito. Quando necessario, il giudice può stabilire il pagamento di un assegno periodico, e questa determinazione si basa su vari fattori, tra cui:

  1. Le attuali esigenze del figlio.
  2. Il tenore di vita che il figlio aveva durante la convivenza con entrambi i genitori.
  3. Il tempo di permanenza del figlio presso ciascun genitore.
  4. Le risorse finanziarie di entrambi i genitori.
  5. Il valore economico dei compiti domestici svolti da ciascun genitore.

Questi sono alcuni dei fattori presi in considerazione per stabilire l’assegno alimentare per i figli dopo la separazione o il divorzio dei genitori.

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